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Amore vero, discussione


Avevo scritto questo articolo riprendendo una discussione allucinante che una donna aveva fatto ad un’amica ma a distanza di tempo io mi sono reso conto che mi sembrava sempre più infantile. Ho deciso quindi di riscrivere questo articolo. Ho il piacere e l’onore di conoscere persone di una certa età che definirebbero l’amore come un qualcosa che inizia quando terminano le farfalle nello stomaco. Quel sentimento fondato sulla consuetudine, quotidianità e reciprocità. Quando ognuna delle due parti sacrifica un po di sé per comprendere l’altro. Ma da dove proviene questo sentimento ed i sentimenti in generale? La nostra cultura ci ha sempre suggerito una distinzione netta fra amore platonico ed amore erotico. Ma siamo davvero sicuri che il mondo sia in bianco e nero?

L’origine dell’amore e la selezione naturale secondo la mia modesta opinione

Quando penso all’origine dell’amore, mi piace chiudere gli occhi ed immaginare qualcosa di molto più antico rispetto a noi esseri umani. Potrebbe essere ipotizzabile che milioni di anni fa, alcune serie di amminoacidi si unirono per formare la prima proteina, da quel preciso istante, si innescarono una serie di processi, forse di natura fortuita che presumibilmente ci porteranno ad essere quello che siamo oggi. Dalle proteine poi si sarebbero sviluppate le prime cellule viventi. Queste si riproducono autonomamente tramite un processo chiamato mitosi cellulare.

Con il tempo, alcuni di questi micro organismi avrebbero subito delle evoluzioni formando organismi più grandi, le cellule di cui questi organismi più complessi avrebbero potuto specializzarsi per assolvere alla loro funzione in modo più efficiente. Potrebbe quindi essere ragionevole presumere che proprio da qui ebbe origine una bozza di quello che noi nella modernità possiamo definire come amore.

Secondo la mia teoria infatti normalmente, un organismo pluricellulare vive molto di più di un organismo monocellulare perché le cellule che lo compongono si “sacrificano”, con un processo che si chiama apoptosi, per far posto ad altre cellule più giovani e funzionali. E cosa è l’amore se non un sacrificio fatto per un bene che si considera più importante? Quanti di noi riuscirebbero a sacrificare il proprio essere per un bene più alto come ad esempio la salute del tessuto sociale in cui viviamo?

Poiché gli organismi sono interdipendenti dall’ambiente in cui vivono, è ipotizzabile che si sia resa necessaria una differenziazione dei geni per meglio consentire alle generazioni future di adattarsi a tali mutamenti e per favorire la riproduzione di quegli elementi vincenti per la prosecuzione della specie. Sarebbe quindi nata un tipo di riproduzione sessuale in cui due organismi si unirebbero allo scopo di generare un soggetto migliore, più adatto all’ambiente o alle continue mutazioni di quest’ultimo.

La vita in natura non deve essere stata facile all’inizio e non è facile nemmeno adesso comunque. Bisognava trovare un modo affinché due soggetti della stessa specie si fidassero abbastanza da unirsi fra loro. Un’altra cosa di fondamentale importanza era presumibilmente anche quella di consentire ai soggetti migliori di avere più possibilità di riprodursi. Questa caratteristica, non ha mai abbandonato la vita ed è intrinseca nel genoma anche degli esseri umani.

Poco a poco, la cosiddetta selezione naturale avrebbe creato quei meccanismi utili alla selezione della specie. Ritengo che non sia un caso se molte persone si innamorano della bellezza (intesa come simmetria e salute). E non sia un caso anche che chiunque sia attratto fisicamente da qualcuno, abbia la tendenza ad avvicinarsi e fidarsi di quest’ultimo. L’attrazione si potrebbe esprimere anche come il desiderio di qualcuno di stabile, utile, capace, intelligente, ricco o potente.

La selezione naturale di molte specie, avrebbe indirizzato queste verso una socialità più spiccata al fine di favorire la sopravvivenza di queste ultime nel modo più efficace possibile. L’affetto che possiamo provare verso una persona che consideriamo a noi molto vicina, potrebbe essere la conseguenza di questo schema mentale insito nel nostro genoma. Tale predisposizione presumibilmente potrebbe essere la causa del fatto che noi soffriamo molto più per la perdita di una persona a noi vicina.

A questa visione cinica, si potrebbe obiettare sostenendo che con il passare del tempo il concetto di amore si è notevolmente evoluto allontanandosi sempre più da quei fattori fisici e naturali che ho esposto in precedenza. Un esempio che potrebbe essere fatto a sostegno di questa tesi contraria, è il fatto che ci si può innamorare anche di un poeta. Ma se da un lato la sensibilità potrebbe essere considerata un controsenso, dall’altra quest’ultima potrebbe essere intesa come una normale predisposizione ad accudire meglio la prole.

Un’altra obiezione che potrebbe essere fatta è che l’amore, sebbene sia uno dei sentimenti più dibattuti e studiati, è ancora oscuro a persone che sono ben più dotte di me. Questo è vero, non sono certo un premio nobel. Ci sono tante persone che sentono di amare pur non riuscendo a spiegare questo legame in modo razionale. Potrei controbattere comunque che anche il dolore, da una persona che non sia un professionista, potrebbe essere considerato un qualcosa di inspiegabile e soprattutto, quando si prova dolore, non ha si sempre la volontà o la facoltà di razionalizzare le cause.

Può sembrare un parere del tutto freddo e distaccato il mio, ma credo in tutta coscienza che, scaturiti o no da reazioni prevedibili e biologiche, qualsiasi sentimento contribuisca ad impreziosire la vita. Contrariamente all’impressione che credo di aver dato con questo articolo, è l’esistenza stessa dei sentimenti che a mio avviso rende la vita degna di essere vissuta. Soprattutto se consideriamo una specie come la nostra che ha coscienza di sé e di molti dei meccanismi che ruotano intorno all’esistenza.

A questo punto, a beneficio (spero) di chi abbia voglia di continuare con questa lettura, ritengo sia utile citare qualche fonte in merito a quelle che sono le interpretazioni sull’argomento in questione, ovvero sull’amore.

L’amore e le tradizioni-religioni più diffuse

Riassumere in poche parole il concetto di amore nelle varie tradizioni e religioni più diffuse è un’impresa impossibile. Si parla di concetti che si sono evoluti in secoli e che mettono ancora oggi a dura prova le menti più illuminate della teologia e della filosofia. E quindi spero che mi perdonerete se quanto espongo di seguito potrebbe essere un’analisi un po troppo semplificata, parziale e superficiale. E’ doveroso anche specificare che nel corso degli anni, in qualsiasi religione, si è verificato un certo grado di evoluzione nell’interpretazione delle parole all’interno dei libri sacri.

Se prendiamo in esame la religione cristiana, leggendo attentamente la bibbia ed i vangeli, possiamo apprezzare una chiara tricotomia di significato. Se da un lato non c’è dubbio che anche in questo frangente ci si basa sul sacrificio, inteso come sacrificio del figlio di Dio per amore dell’umanità (nuovo testamento) e di un tipo di amore basato sulla carità e compassione nei confronti del prossimo, dall’altro non si può fare a meno di notare che nel vecchio testamento l’amore di Dio è un amore non incondizionato. Infatti, pare chiaro che nella parte iniziale della Bibbia, vi è un chiaro riferimento all’obbedienza. In poche parole, se si è ligi alla parola di Dio ed ai suoi comandamenti, si può essere certi di essere amati da quest’ultimo. In caso contrario, non sono rari gli esempi di furia divina. Il tutto, viene comunque mitigato da un inestinguibile misericordia divina attenta alla natura certamente volubile dell’essere umano.

A questa visione, si oppone la religione islamica, dove è l’amore del fedele per Dio ad essere al centro di tutto, più di quanto non avvenga nella bibbia dove, addirittura, il figlio di Dio viene martoriato e torturato. Nella religione islamica, vi è comunque il comandamento di “amare il prossimo come si ama Dio”. Anche in questo caso, viene privilegiato l’amore per Dio a scapito di tutti quegli elementi terreni che compongono la vita dell’essere umano. Personalmente, ho notato una certa somiglianza con il vecchio testamento. Subito dopo Dio, vi è una figura molto importante chiamata “Muhammad”: il profeta di Dio. Per fare un esempio esplicativo vorrei citare una strofa per meglio far capire di che genere di amore stiamo parlando. “In tre cose l’uomo trova la dolcezza della fede: che Dio e il Suo Profeta siano per lui più amati del resto; che amando l’essere umano non lo ami se non in Dio.” Da qui si evince chiaramente che amare il prossimo è bene solo se questi è in Dio, ovvero se segue i dettami di Dio e per il compiacimento di quest’ultimo.

Nell’induismo non abbiamo un solo Dio ma un pantheon di divinità. Fra le varie divinità, vi sono alcune che esprimono una grande varietà di concetti del tutto legati alla natura della vita e non ultimo il concetto di amore. Nelle leggende che narrano della Dea Kali per esempio possiamo apprezzare esclusivamente l’amore fisico, spiccatamente sessuale ed aggressivo. La Dea Lakshmi, dovrebbe invece ispirare un tipo di amore più dolce, protettivo e materno. La Dea Parvati rappresenta invece un amore molto più spirituale e devoto, il classico amore dei poeti che sopravvive alla morte e non si basa sull’aspetto fisico. La Dea Sarasvati invece rappresenta l’amore per le scienze e per le arti, quello che noi definiremmo passione per qualcosa, un determinato mestiere, un’arte o un hobby. E’ un amore molto lucido e razionale dove non trovano spazio le velleità delle tradizionali pene d’amore. La Dea Durga, al pari della Dea Kali, rappresenta il fascino della donna autosufficiente. Bellissima e potentissima, ci fa capire quanto la tradizione induista sia sempre stata attenta a quello che è l’aspetto prettamente femminile della natura umana. Qui il fascino, l’autosufficienza e la bellezza sono protagonisti incontrastati delle leggende. La Dea Sita invece rappresenta la fedeltà coniugale, sebbene nelle leggende, questo genere di amore non venga compreso dai protagonisti, è uno dei valori considerati molto importanti in campo amoroso.

Nel buddismo si dovrebbe praticare un tipo di amore spirituale nel quale, pur godendo di tutti gli aspetti di quest’ultimo, è necessario non aggrapparsi a nulla perchè tutto è transitorio. Più delle altre religioni infatti, in questa si pratica un distacco che deve coinvolgere tutte le passioni umane per raggiungere la serenità necessaria a tentare di comprendere il concetto di illuminazione. Il buddismo inoltre predica la necessità della bontà e della carità verso il prossimo in modo incondizionato. In netto contrasto con alcune tradizioni europee, l’amore deve sempre e comunque portare felicità alla persona amata e quindi non è contemplato il ragionamento alla base di molte tradizioni evolutosi dalla letteratura greca: “Chi ti vuole male ti fa ridere e chi ti vuole bene ti fa piangere”. Un altro aspetto molto importante, che si fa sempre più strada nella cultura moderna di quasi tutti i popoli, è la libertà nella coppia. In molte occasioni, l’amore in una coppia potrebbe venire meno con il tempo, specie si ci si è basati su un amore di tipo passionale e fisico. I doveri ed obblighi che si assumono quando due persone decidono di stare insieme a volte costringono le persone in gabbie morali in cui non sono felici.

Queste sono alcune delle religioni più famose e diffuse, è opportuno fermarci qui perchè l’articolo continua nel tentativo di seguire altri aspetti. Come ho detto, citare tutte le tradizioni religiose legate all’amore, sarebbe impossibile in un articolo come questo.

L’amore secondo la scienza

Anche in questo caso, non aspettatevi che con qualche paragrafo io sia in grado di esporvi tutti gli aspetti scientifici che coinvolgono l’amore, comunque proverò a fare un sunto.

Sebbene la mia esperienza mi suggerisca che per qualcuno tradizione-religione e scienza, siano due aspetti in netta antitesi, per me non lo sono affatto. Con il tempo, mi sono reso conto che la scienza è la diretta evoluzione della filosofia che è la diretta evoluzione della tradizione. Fino a quando l’uomo non avrà tutte le risposte su tutti questi tre aspetti, non si potrà fare una differenziazione così netta e nessuno di loro si potrà annullare come molti vorrebbero che accada. Queste tre materie sono legate l’una a l’altra come la storia lo è alla vita moderna. Anche se un giorno gli aspetti più antichi dovessero scomparire, sono convinto che la noi perderemmo molto del significato della vita, gioia e fascino che questa dovrebbe portare ad ognuno di noi.

Avrei voluto riportare qualche esempio di ottuse visioni e mettere in comparazione questi tra loro ma questo articolo sta diventando troppo lungo.

La scienza è qualcosa di magnifico, è l’apoteosi della ragione umana, è uno di quegli aspetti che rende unico l’essere umano rispetto alle altre specie. E’ buffo però considerare che è proprio la scienza, a scapito della visione di molte tradizioni, che ci suggerisce che l’essere umano non è affatto unico e si tratta solo di un animale semplicemente più intelligente degli altri.

Allo stesso modo la scienza moderna ci suggeriva che l’amore non fosse altro che un insieme di reazioni chimiche senza fare alcuna distinzione fra le cause. Successivamente, con l’aumento notevole della scolarizzazione e numero di individui negli ultimi anni, apprezziamo una diversificazione sempre più spiccata delle varie scienze.

Alcuni aspetti di una branca chiamata psicologia positiva, definiscono l’amore con un insieme di micro momenti. Questi sarebbero delle connessioni biochimiche cerebrali fra individui. La neurologia e la psichiatria suggeriscono che vi sono delle interazioni biochimiche soggettive ben specifiche e misurabili che però al momento non possono essere riprodotte anche per motivi etici. Alcuni scienziati addirittura rifiutano di dare un significato alla parola amore perchè affermano che non esiste.

Entrando più nello specifico, sostituiscono la parola amore con “illusione di essere innamorati”. Questa sensazione, scaturirebbe solo ed esclusivamente da un aumento di ossitocina e dopamina nel sangue. Qualcuno potrebbe obiettare che l’aumento di ossitocina e dopamina potrebbero essere l’effetto ma non la causa ma con la scienza non funziona proprio così.

Poiché la sperimentazione sugli esseri umani non è considerata, per la maggior parte del tessuto sociale mondiale accettabile, che io sappia gli scienziati si sono concentrati sulla sperimentazione su altri animali meno evoluti intellettualmente. Ad esempio Abigail Marsch dell’American Chemical Society avrebbe descritto in un video un esperimento con le arvicole. Poiché questi animali sono monogami anche quando il partner muore, è stato deciso di somministrare dei farmaci che bloccano l’inibizione dell’ossitocina. E’ stato osservato che l’arvicola in questione, abbandonando il lutto, si è consolata subito contrariamente a quello che suggeriva la natura intrinseca della sua specie.

E’ interessante notare però che tali esperimenti sono fatti su animali considerando un punto di vista prettamente sessuale perchè non ho notizie di studi attendibili che possano dimostrare che l’amore platonico provato dagli animali possa essere controllato o indotto. Esistono tuttavia degli studi che provano che anche gli animali provano amore platonico ed addirittura anche le piante, a modo loro e con meccanismi diversi.

Trovo comunque stupefacente, sebbene la scienza non sia poi così avanti nelle sue certezze, il fatto che molti individui leggendo un articolo su internet, credano che tutto quello che leggono sia assolutamente vero o assolutamente falso. Ritengo che in qualsiasi regola vi sia l’eccezione ed in qualsiasi aspetto la vita ci offra, vi sono sempre delle sfumature perchè il mondo non è in bianco e nero.


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