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Commerciante, proprietario e commesso maleducati


Ho deciso di scrivere questo articolo perchè ho notato moltissime lamentele su internet da parte di persone che, scontente di come erano state trattate in un negozio, si sfogano scrivendo male di quella attività, piuttosto di un’altra. Questo non è un articolo che vi farà diventare guru del commercio e non è un articolo per raccogliere i consensi di quelle persone che si lamentano dei servizi ricevuti. Lo scopo ultimo di questo articolo, la missione di questo articolo, è quello di favorire un punto di incontro fra cliente e commerciante analizzando quelli che sono gli aspetti da tutti e due i punti di vista.

La verità

Prima di tutto, non bisogna mai dimenticare che qualsiasi commerciante, è a sua volta un cliente di qualcosa. Sembra una cosa scontata ma pare che da entrambe le parti della barricata, questo semplice fatto non sia poi così scontato. Per scrivere questo articolo, ho chiesto varie opinioni a miei amici provenienti anche da diverse nazioni. Ho cercato quindi della documentazione storica che potesse integrare quelle conoscenze che, essendo io appartenente ad entrambe le parti, fanno parte della mia quotidianità e non solo.
Qualcuno di Voi sicuramente avrà già capito che sono un commerciante ormai da parecchi anni, ho un piccolo esercizio commerciale e come tutti quelli che fanno lo stesso mestiere mio, io sono anche un cliente per quanto riguarda gli altri tipi di attività. Non entrerò nello specifico del mio tipo di attività perchè non ho scritto questo articolo per fare pubblicità alla mia attività ma piuttosto per dare la mia opinione in merito a questa tematica. Spero quindi che voi, cari amici lettori, vogliate essere pazienti e proseguire nella lettura incuriositi da quello che potrebbe essere un punto di vista diverso dal Vostro e che può, spero nella stragrande maggioranza dei casi, sollevarvi da quello stress che è sempre più presente nella vita di ogni giorno.
Credo che possa risultare sicuramente utile fare un po di mente locale in merito ad alcuni aspetti storici in merito al commercio. Non abbiate paura, non vorrei mai dilungarmi annoiandovi descrivendo tutti gli aspetti storici. Tali aspetti, ne sono certo, vengono ampiamente descritti in altri articoli reperibili sulla rete. Questo articolo, trattando delle interazioni fra coloro i quali ricevono il bene od il servizio (che chiameremo clienti) e coloro i quali forniscono il bene o il servizio (che chiameremo negozianti), non vuole certo essere una specie di bibbia completa sul commercio.

Da dove proviene probabilmente il commercio

Il commercio è da sempre esistito, questa non è di certo una novità. Quando mi interrogo su quando e come questo modus è nato, mi piace chiudo e gli occhi e penso. Immaginate di regredire quasi all’età della pietra, siete dei raccoglitori di frutta da una vita, conoscete ormai tutti i periodi ed i luoghi. Siete talmente bravi da reperirne più di quanto ne serva realmente per il Vostro sostentamento. Abitate in un luogo lontano da una fonte fresca e pulita di acqua come potrebbe essere ad esempio una sorgente. A causa del fatto che Voi avete deciso di abitare proprio vicino al luogo dove raccogliete i frutti, avendo Voi la necessità di bere, dovrete quindi farvi chilometri a piedi per raccogliere quell’acqua che è vitale per Voi. Arrivati alla sorgente, incontrate altre persone, che fanno quello che fate Voi ma con l’acqua. Ne hanno in sovrabbondanza ma abitando sulle rocce, non hanno la Vostra stessa possibilità di raccogliere così tanti buoni frutti per sfamarsi.
A questo punto, ci sono solo due esiti possibili. Il primo è entrare in guerra per assicurarsi quella determinata fonte di sostentamento ed alla fine, nessuno ne godrebbe a pieno perchè entrambi troppo lontani dalle due fonti di sostentamento. Il secondo è quello di organizzarsi pacificamente scambiando ciò che avanza dalla raccolta dei frutti con dell’acqua e viceversa. In questo modo, chi ha troppo di una cosa potrà scambiarla con un’altra. Per il trasporto ci si potrebbe organizzare con una figura intermedia che in cambio di acqua e frutta, porterebbe a destinazione questi due oggetti.
In questo modo nasce il commercio, dall’esigenza imperativa di sopravvivere ben consci che non siamo soli al mondo e che in cambio di un corrispettivo, allo scopo appunto di sopravvivere, si può ottenere quello che ci necessita. Con il tempo e con l’avvento del denaro, il sistema del commercio si è evoluto aumentando anche notevolmente di complessità.

Quando un commerciante o un professionista è bravo

Ad alcuni di Voi, questo paragrafo potrebbe sembrare superfluo perché per alcuni di Voi la risposta potrebbe essere scontata. Un commerciante o un professionista è bravo se riesce a soddisfare le esigenze del cliente in modo puntuale e professionale. In realtà non è così tanto scontata questa cosa. Nelle numerose interviste che ho fatto ai miei amici provenienti da tutte le parti del mondo, ho ricevuto risposte molto diverse. Uno di questi per esempio mi ha detto che un commerciante è bravo nella misura in cui riesce a fregare il cliente senza che se ne accorga. Un altro mi ha risposto che un commerciante è bravo se è economico. Oppure se elargisce un servizio che soddisfa per un periodo medio lungo il cliente. Un altro ancora mi ha detto che un commerciante è bravo se e solo se riesce a fare quanti più soldi possibile. A questo punto, pare quindi chiaro che, la definizione cambia in base alle proprie esperienze personali, stereotipi o luogo di provenienza.
Non bisogna mai dimenticare che con la modernità, noi abbiamo bisogno sempre di più cose e che il desiderio di queste ultime molte volte può farci sentire frustrati. Tale stato d’animo, insieme ad altre nostre considerazioni personali indipendenti dall’oggetto o il servizio desiderato, probabilmente hanno contribuito a formare alcuni dei luoghi comuni che vi espongo di seguito.

I negozianti sono tutti, chi più e chi meno, evasori fiscali

Che Voi ci crediate o no, da quando io sono nel commercio, mi sono sempre adoperato per portare avanti il mio lavoro in modo etico e ligio. Quando mi riferisco all’etica, vorrei porre particolare attenzione sul fatto che qualsiasi negoziante che si rispetti, è un professionista in quel campo, si adopera per far spendere al cliente il meno possibile ottenendo un guadagno ragionevole e consiglia il cliente affinché possa attendere alle proprie necessità seguendo la via più breve, sicura e ligia possibile. E’ chiaro però che dall’altro lato, ci sono negozianti o prestatori di servizi che non rilasciano una ricevuta nemmeno sotto tortura oppure ne rilasciano un numero parziale e calcolato. Questi individui non vanno odiati, perché nella maggioranza dei casi sono delle persone che hanno fallito.
Non è affatto facile infatti in certe nazioni andare avanti pagando una marea di tasse, molti negozianti o professionisti scelgono quindi il male minore per dare da mangiare ai figli che li aspettano a casa. Anche se non pagare le tasse non è una cosa giustificabile, bisogna anche capire che vi sono dei casi in cui non si può fare altrimenti per una questione di sopravvivenza. Esistono indubbiamente gli evasori che lo fanno per arricchirsi ma è mia opinione che anche queste persone vadano compatite perché hanno fallito nella loro missione di essere un membro utile e produttivo della società. Non pensiate che vadano a dormire tranquilli a fine giornata.

I negozianti sono dei ladri che si arricchiscono sulle necessità altrui gonfiando i prezzi

Una cosa che dico sempre ai miei clienti è che quando una persona acquista un bene o un servizio, il prezzo per quella persona è sempre alto. Quando una persona vende un determinato bene o servizio, il prezzo è sempre basso. E’ per questo motivo che normalmente, le persone che contrattano di meno quando si trovano in un negozio sono le persone dai 18 anni ai 24 anni. Probabilmente, questi non hanno una grossa esperienza e non sono ancora incattiviti dai preconcetti. Ho anche esperienze anche di clienti che si stupivano per il prezzo estremamente vantaggioso e conveniente per loro. Ma normalmente avviene il contrario nel commercio. Credo che sia doveroso comunque spiegare che i prezzi, molto raramente vengono gonfiati. Normalmente quando si fa un prezzo, si tiene conto della concorrenza consci che vi è una competitività molto accesa. Va considerato anche il fatto che in alcune nazioni, come la mia per esempio, il prezzo finale è influenzato per una misura non inferiore ad un quarto dalle imposte sul valore aggiunto. Poi esiste una tassa sul reddito che praticamente dimezza i guadagni, senza contare la necessità di pagare i contributi, altre imposte, affitto ed utenze quali la luce, il telefono ecc… Alla luce di questi fatti adesso io Vi chiedo, sono veramente gonfiati i prezzi? Si arricchisce veramente un commerciante? E comunque i ladri sono un’altra cosa. E’ ovvio che se noi rapportiamo il prezzo a ciò che vediamo nei negozi online, non può mai essere inferiore per i motivi che ho spiegato prima. Con il negoziante inoltre si instaura un rapporto umano fiduciario. Provate ad acquistare un oggetto difettoso in una nazione dall’altra parte del mondo e capirete la differenza.

I negozianti sono una lobby che ci costringe a comprare e desiderare le cose che non possiamo permetterci

Indipendentemente dalla quantità di denaro che una persona può disporre, quasi tutti noi, desideriamo qualcosa che non possiamo permetterci. Come sarebbe la vita se non desiderassimo sempre qualcosa. Al di là di questo aspetto filosofico, ritengo che possa essere utile soffermarsi su un aspetto. Nell’improbabile eventualità che qualche attività professionale o commerciale si organizzi in lobby allo scopo di creare un regime di oligopolio, lo farebbe contro le leggi di molti stati compreso il mio. Non ho notizie di nessun negoziante che abbia mai costretto lecitamente qualcuno ad acquistare qualcosa. E’ anche vero che esistono delle persone particolarmente portate per vendere. Alcuni di questi vengono specificamente assunti con lo scopo di trasformare un semplice contatto con un cliente in una transazione commerciale. Ma un’attività commerciale non è solo questo, un’attività commerciale si dovrebbe basare su un valore aggiunto che nessun trucco del mestiere può dare. Per esempio, io non sono così bravo a contrattare, infatti calcolo i prezzi degli oggetti che tratto affinché siano quanto più convenienti possibili per la mia clientela, senza però danneggiare la mia attività commerciale. Qualche commerciante però potrebbe appositamente gonfiare i prezzi per poter concedere un margine di trattativa dando al cliente la soddisfazione di aver quel tiro alla fune. E se non contrattano tanto meglio. Quindi a volte è facile per il cliente non accorto cadere nella dello sconto.

I negozianti pensano solo ad arricchirsi e sono anche molto maleducati

Chiunque svolga un lavoro che non sia assimilabile ad una sorta di volontariato si alza la mattina per guadagnare qualcosa che gli dia la possibilità di vivere. Che sia dipendente, libero professionista o proprietario, qualsiasi persona che espleta un ruolo lavorativo vorrebbe come minimo avere una gratificazione economica che gli consenta di vivere.
E’ alquanto strana la natura di questo stereotipo perché ci si augurerebbe che chiunque comprenda che la necessità di sopravvivere lavorando, è una cosa comune a molti su questa terra. Chi non ha mai sognato di avere successo con il proprio lavoro e chi non ha mai sognato di guadagnare abbastanza per attendere alle proprie necessità e quelle dei propri cari? Alla fine, come è facile intuire miei cari lettori, siamo tutti nella stessa barca. Chi porta avanti un’attività commerciale comunque sa che i rapporti interpersonali che si creano sono molto importanti. Molti di noi sanno che sono molte volte dei confessori e che i nostri clienti da noi si aspettano una compassione che non trovano altrove. Siamo proprio sicuri però che tutti noi, quando interpretiamo il ruolo del cliente, siamo altrettanto disponibili con il prossimo? Alcuni potrebbero pensare che, il negoziante debba lavarsi di dosso qualsiasi tipo di problema personale a favore di chi sta varcando la soglia dell’attività commerciale. Per fare un esempio, io stesso mi sono trovato a consolare una persona che aveva perso un oggetto a cui teneva. In quel periodo io avevo scoperto che la mia compagna era gravemente ammalata di una brutta forma di cancro ma mi sforzavo ugualmente di sorridere e scherzare per sdrammatizzare dalla situazione così difficile che stava affliggendo il mio cliente. Per tutta risposta mi è stato detto che il mio atteggiamento non andava bene perché non mi mostravo sufficientemente disponibile a condividere l’immenso dolore che in quel momento il cliente provava avendo smarrito quel determinato oggetto. Quando varcate la soglia di un’attività commerciale e siete stanchi, stressati e nervosi, forse dovreste considerare che la vita non ruota tutta intorno a Voi e che probabilmente la persona con cui interloquite è un essere umano.

I negozianti sono dei bugiardi cronici e farebbero qualsiasi cosa per vendere

Io ho sempre pensato che la predisposizione a mentire sia una cosa indipendente dal mestiere che uno faccia. Qualsiasi persona abituata a mentire per un motivo o per un altro, mentirà per raggiungere lo scopo che si è prefissato. Non ho avuto ancora il piacere di conoscere qualcuno che non mente ma almeno, nella mia attività professionale, non sono state rare le occasioni nelle quali io abbia consigliato ai miei clienti di andare in un altro luogo che io sapevo, per quel determinato oggetto o servizio era più attrezzato di me.
Molti negozianti non danno consigli di questo tipo perché hanno paura di perdere i clienti ma con il tempo io ho imparato che mentire per terminare una transazione non è mai la strada giusta perché le persone non sono stupide e perché è oggettivamente sbagliato farlo.
Ne è testimone il fatto che, a causa della problematica che ho descritto in precedenza, ho dovuto tenere il mio negozio chiuso diverso tempo. Forse avrò perso qualche cliente ma i miei clienti abituali mi hanno aspettato perché sanno che in un modo o nell’altro, io attenderò sempre alle proprie esigenze, non importa dove, ma loro troveranno quello che cercano. Non sono infatti rari i casi in cui, pur trattandosi di un qualcosa per il quale io non sono attrezzato, io abbia molto da fare per convincere i miei clienti a rifornirsi altrove. Un po per pigrizia certo, ma nella stragrande maggioranza dei casi, loro si fidano di me ed è proprio questa sensazione di fiducia che deve ispirare un negoziante. Con i fatti, non con le chiacchiere e con i sorrisi. Una volta io dissi ad un cliente se preferiva essere curato bene da un medico bravo ma pessimo nell’intrattenere i suoi clienti oppure male da uno pessimo ma bravo ad intrattenerli? Egli mi rispose che la cosa è diversa perché io sono solo un commerciante.

Quel determinato negoziante fa prezzi meno convenienti rispetto a quell’altro

Quando mi viene detta questa cosa, a causa della mia esperienza, raramente ci credo. Perchè un negoziante deve pagare l’affitto, deve pagarsi lo stipendio, deve pagarsi i contributi, le utenze, assicurazione, eventuali catastrofi alla vetrina (tutt’altro che rari) e tante altre cose che se messe nel mucchio fanno lievitare giustamente i prezzi. Poiché io sono stato sempre quel tipo di negoziante che spiega le cose alle persone, mi sono messo con un pezzo di carta ed una penna, ho fatto tutti i calcoli su un foglio ed al termine ho fatto una semplice domanda. Se un negoziante paga tutte le tasse, attende a tutti gli obblighi ed ha un’attività commerciale fisica, considerando che nella mia nazione, addirittura più un quinto del prezzo finale è l’imposta sul valore aggiunto, come fa a vivere? A meno che non abbia in negozio una fila interminabile di clienti che pazientemente aspettano il loro turno è impossibile. Occhio ai prezzi troppo bassi perchè se sono troppo bassi il servizio, l’oggetto o l’attività commerciale, potrebbe avere un segreto, lecito o meno che Voi non sapete.

Il cliente ha sempre ragione

L’enorme competitività del mercato, potrebbe spingere qualche negoziante a spogliarsi della propria dignità al fine di concludere la transazione. Inoltre, con la sempre più crescente diffusione di aziende di grandi dimensioni, ci siamo abituati ad essere trattati con i guanti di velluto. Io ho sempre pensato che quando ci si rapporta con un’altra persona, indipendentemente da tutto, bisogna rispettarla. Quante volte ci siamo trovati di fronte a recensioni negative messe in atto da concorrenti mascherati da clienti o da persone che pretendevano da noi la ragione anche quando avevano palesemente torto? Nella mia attività commerciale, io preferisco, con educazione esprimere la mia opinione anche se collide con il punto di vista del mio cliente. Questo perchè ho più esperienza nel settore, sono fiero di quello che faccio e lo voglio fare al meglio, mi piace essere molto chiaro in merito ai pro e contro dei servizi o oggetti che vendo. Da qualcuno questo atteggiamento viene apprezzato ma mi sono reso conto che molti vedono in questo modo di fare un attegiamento urtante che viene percepito come maleducazione o aggressività verbale. Ci siamo abituati ormai che possiamo dire di tutto all’interno di un’attività commerciale e chi sta dall’altra parte deve mettere da parte la propria dignità perchè noi siamo i clienti. Vi siete domandati come vi sentireste se questo dovesse accadere a Voi? Oppure è proprio perchè accade a Voi che vi vendicate in questo modo? Ritengo che il cliente non ha sempre ragione e bisogna farglielo capire con fermezza, rispetto e massima educazione. Questo perchè è preferibile che il cliente si trovi meglio poi avendo scelto proprio l’articolo con le caratteristiche che realmente gli servivano, piuttosto che concludere la transazione facendogli credere che ha scelto bene e facendo poi spallucce quando si presenta con un problema successivo o non si rende conto che ha preso un granchio.

Per riassumere

Il cliente dovrebbe rapportarsi con la stessa gentilezza, rispetto ed educazione che vuole ricevere. Sarebbe preferibile che non sfogasse le sue manchevolezze economiche e problemi personali con chi lo sta in quel momento. Incoraggio di fare domande precise senza apparire presuntuosi. Dovrebbe essere ricettivo ai consigli, sempre attento a filtrare la veridicità e lo scopo di questi consigli perchè non tutti i commercianti e professionisti sono intellettualmente onesti.
Il negoziante dovrebbe cercare di accogliere chiunque in modo caldo, tranquillo e professionale anche se la persona non ha intenzione di acquistare i beni ed i servizi, quindi anche se è li solo per fargli perdere tempo. Dovrebbe consigliare il cliente secondo coscienza facendo in questo modo un investimento a lungo termine sulla qualità dei clienti abituali.
Mi rendo conto che questo articolo può sembrare un po di parte essendo io un negoziante. Come ho scritto prima, io sono anche un cliente ed il mio status di titolare di un’attività commerciale non mi aiuta di certo. Per farvi un esempio esplicativo, una volta io andai in una concessionaria per acquistare una macchina molto economica che sostituisse la mia autovettura che ha quasi vent’anni (giusto per sfatare il mito che ci si arricchisce al commercio). Il concessionario, mi ha illustrato tutte le autovetture ascoltando quali erano le mie esigenze economiche, mi ha spiegato bene per filo e per segno tutto quanto. Poichè avevo fretta, vengo trascinato letteralmente fuori dalla concessionaria e dopo tre giorni, il commerciante mi chiama sul cellulare dicendomi che voleva capire se ero interessato all’acquisto, se volevo magari fare un giro di prova. Io gli ho risposto che eravamo rimasti che lui non mi avrebbe chiamato al telefono e che gli avrei fatto sapere con tono molto scocciato. Ho sbagliato! Perchè non eravamo rimasti in nessun modo e perchè gli ho risposto oggettivamente male. Non ho avuto il coraggio di chiedergli scusa a causa forse di una debolezza chiamata orgoglio. Come vedete, alla fine clienti e negozianti alla fine sono tutti sulla stessa barca e basterebbe semplicemente un po più di calma e meno intransigenza per evitare di portare a casa dello stress superfluo. Mi ripropongo però di andare li di persona per chiedergli scusa. Forse.

Qualche esperienza di miei amici negozianti e clienti

Le esperienze che vi ripropongo di seguito, con lo scopo di sorridere un po ed eventualmente, se vi aggrada commentarle, sono realmente accadute. Questo ci fa riflettere sulla stragrande varietà di menti e costumi. A dire il vero alcune di queste sono successe a me, vediamo se indovinate quali.

Negoziante: Un tizio entra dalla porta senza nemmeno degnarmi di uno sguardo, io sono ad un metro da lui e lo saluto con un sorriso chiedendogli cosa io potessi fare per lui. Io vendo scarpe e con la mano gli indico gli scaffali. Egli non rispondendo nemmeno al mio saluto va di fronte ad un quadro, lo guarda, passa il dito sulla cornice e la sfrega come a verificare se c’era della polvere. Fatto questo, sempre senza considerarmi, apre la porta ed esce.

Cliente: Mi chiamano da un call center e si presentano come l’assistenza clienti di un operatore telefonico. Io gli spiego che sono un pochino pesa al momento e chiedo se posso essere richiamata. Questa persona insiste nel volermi dire che ha un’offerta per me ma io non posso continuare perché sto per mettermi alla guida, dovevo accompagnare mia figlia in palestra. Chiudo il telefono. Questa Signora del call center mi richiama e mi urla che sono stata sgarbata. Io le dico che se io fossi il suo capo, l’avrei licenziata in tronco per essersi permessa di richiamarmi e di urlare al telefono. Ho richiuso il telefono, non ha più richiamato.

Negoziante: Un uomo entra nel negozio e mi chiede il prezzo di una camicia, io controllo e gli dico il prezzo. Lui mi chiede, come mai così tanto? Io inizio a spiegargli che è una camicia con determinate caratteristiche ecc… Lui però non mi fa finire la frase e mi dice che non gli interessa niente dal momento che aveva un altro prezzo in mente. Poi mi propone il suo prezzo ed io gli rispondo che non dipende da me. Anche in questo caso, lui mi risponde che non gli interessa niente e se ne va.

Cliente: Appena entro in negozio vengo agganciata dalla commessa che inizia a stressarmi con le sue prosopopee. Mi riempie di complimenti e nel frattempo mi propone dei trucchi. Io le dico che sono interessata a comprare, solo a farmi un giretto. Continuo la mia passeggiata all’interno del negozio ma questa commessa non vuole lasciarmi in pace, mi sta sempre appiccicata come se io dovessi comprare qualcosa per forza. Insomma fino alla cassa, era un continuo propormi quello che stavo guardando. L’ho salutata senza nemmeno darle la mano, non tornerò più in quel posto.

Negoziante: Oggi una Signora mi fa visita nel mio negozio e mi saluta con un gran sorriso. Mi propone il suo prezzo (improponibile) per un oggetto che voleva acquistare ricordandomi che otto anni prima aveva acquistato una cosa da me e che quindi le spettava di diritto uno sconto. Le ho spiegato che purtroppo quell’oggetto era già scontato e le ho indicato il cartello. Lei ricambia tutti quanti i miei sorrisi e mi saluta dicendo che sarebbe stata per la prossima volta. La mattina dopo, vedo una macchia di qualcosa di brutto sulla vetrina. Guardo la registrazione delle telecamere per capire chi era quel maleducato che aveva fatto una cosa del genere. Non potevo crederci, lei era tornata ed aveva sputato sulla vetrina.

Cliente: E’ successa una cosa allucinante ad una mia amica. Ha ricevuto sul cellulare un mega sconto, è andata nel negozio di profumi e gli ha esposto questo sconto alla commessa. Questa era una vecchia di almeno sessant’anni e le ha fatto perdere un sacco di tempo sfogliando il catalogo. Il negozio era pieno di gente e pensate che la commessa si è perfino permessa di dare del tu alla mia amica. Le hanno incartato il profumo senza nemmeno mettere la bustina firmata così che si capisse che il regalo era originale. Dopo questa esperienza. Io le ho detto che normalmente, quando mi capitano questo genere di cose, boicotto il negozio e sono felice nel vedere che questi chiudono, alla fine si vede che fine fanno i negozi con le commesse così.

Negoziante: Mi è capitato il raro piacere di una quasi cliente, perchè per me i clienti sono quelli che comprano, non quelli che deambulano in negozio per farmi perdere tempo. Questa persona, non è interessata a comprare qualcosa da me ma a venderlo. Trattando io oggetti usati, le chiedo di vedere quello che ha da vendermi. Ma lei mi risponde che gli oggetti che lei deve vendermi sono originali e che devo andare sulla fiducia. Controllando gli oggetti che dovrei comprare, io la offenderei aggiunge. Alla fine le ho detto che non era possibile per me senza avere nessuna informazione darle un range di importi. Si dilunga assicurandomi che sono come mi ha detto lei. Ad un certo punto le faccio una domanda specifica ed intrinseca alla composizione dell’oggetto perchè l’ho vista molto ferrata in merito. Lei non mi sa rispondere e mi chiede il perchè le faccio questa domanda. Io le rispondo che poiché lei era sicura della composizione degli oggetti, mi serviva quell’informazione per fare la stima. Lei mi ha detto che non lo sapeva. Allora le ho detto che lei poteva sentirsi libera di portare gli oggetti gratis e senza impegno per una valutazione gratuita. Lei ha cominciato ad urlarmi contro che non aveva parole, poi ha concluso con un lasciamo perdere va prima di lasciarsi chiudere la porta dietro le spalle. Dopo qualche tempo, ritorna in negozio, mi porta gli oggetti e continua a dirmi che sono come dice lei, io le spiego e le dimostro con i fatti che gli oggetti sono chiaramente dei falsi e lei sentendosi alle strette mi risponde. E che ne so, sei tu quello che li compra, tu devi essere l’esperto. In pratica ha passato una giornata a dirmi che sapeva quello che aveva in mano in modo che io capissi che essendo esperta, non era il caso di fregarla (come se io ne avessi avuto necessariamente l’intenzione) e poi alla fine quella che era in difetto era lei.

Cliente: Entro nel negozio che era vuoto con un campioncino vuoto per chiedere se potevo prendere un po di prodotto per provarlo a casa. Appena messo piede dentro, subito la commessa mi salta addosso e comincia a propormi delle cose. Io compro dei fazzolettini e poi le chiedo se posso avere un po di quel fondotinta da mettere nel mio campioncino. Questa donna, non ha voluto in nessun modo aprire una confezione nuova per mettermi un po di fondotinta nel mio contenitore. Mi ha proposto un campioncino gratuito ma era di un altro colore! Alla fine, vedendomi agitata, questa commessa mi accontenta e scopriamo che c’è un dispenser, ne mette giusto la quantità per dare il fondotinta ad una formica e mi porge il mio contenitore. Poichè la cosa era troppo grave, io sono uscita senza insistere. Incredibile che al giorno d’oggi, in un negozio così importante, vi siano commesse così poco istruite.

Negoziante: Faccio la commessa parttime di un supermercato, lavoro anche la domenica ed i straordinari non mi pesano più di tanto perchè ho un figlio disabile a casa. La mia azienda non mi passa nemmeno i buoni pasto e mi fanno lavorare anche 12 ore, nonostante il mio contratto sia part time anche per più di 20 giorni di fila. Molte volte, guardando nella mia busta paga, noto che non mi vengono pagate le ore di straordinario ed i riposi mancati. Vivo nel terrore di venire licenziata perchè il mio contratto non è a tempo indeterminato. Io sono stanca e con il cervello ovattato a causa dei disagi di mio figlio. I clienti non fanno altro che lamentarsi con il mio capo che mi urla contro continuamente e mi minaccia di mandarmi a casa una lettera di richiamo.

Cliente: Ti racconterò una storia di puro terrore! Cioè in pratica, io entro a comprare una matita per gli occhi e mi ritrovo fuori senza la matita per gli occhi ma con un sacco di roba. E come se non bastasse, il negozio X mi ha fatto dei prezzi da triliardi di euro! Ma non è finita qui, questa commessa aveva la competenza di una che passava le sue ore dietro a tutorial su youtube. A me sembrano fruttivendole, comunque mai più in quel posto.

Negoziante: Una volta mi è successa una cosa molto ricreativa. Ero in negozio dove sono il titolare, all’epoca avevo un dipendente. Per qualche motivo a me ignoto, le persone pensavano che fosse lui il capo ma non era importante a me andava bene così perchè anche se mio dipendente, per me era una parte fondamentale ed importante della mia azienda. Ad un certo punto facendo il calcolo di un resto, commetto un errore, me ne accorgo in autonomia e rifaccio il calcolo scherzando con la cliente in merito all’accaduto. Una cosa normale no? Questa cliente mi dice che dovrebbe avvisare il mio capo/dipendente/collega di lavoro. A questo punto, io fingo di aver paura e la imploro di non dirlo a nessuno. Lei mi promette che per questa volta non lo avrebbe detto a nessuno. Puntualmente, il giorno dopo, ritorna in negozio all’unico scopo di raccontare l’accaduto a quello che lei pensava fosse il titolare dell’azienda. Il mio dipendente, con il quale avevamo ed abbiamo ottimi rapporti mi chiama al telefono e senza smettere di ridere mi racconta questa cosa. Ora la mia riflessione è questa. Ma perchè questa persona si è gratuitamente presa il disturbo di andare da quello che pensava fosse il titolare dell’azienda per raccontare questa cosa come se fosse una lamentela? Voleva forse per pura cattiveria che l’oggetto della sua discussione venisse punito senza motivo?

La fine

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