Terza Settimana Autunno di IgnisDIARY

Stavo acquisendo una brutta abitudine perchè avevo iniziato ad annoiarvi con i miei diari giornalieri. Ben presto mi sono reso conto che questa non è una buona idea. Conduco una vita piuttosto noiosa, ci si alza la mattina, si va a lavorare, si combatte con i clienti, con le spese, con la burocrazia, si chiude e si ritorna a casa. Quando mi sentivo bene, dopo il lavoro due volte a settimana andavo a fare volontariaro. La domenica non si va a lavorare e si va in chiesa. Non è un granchè e quindi non vedo come un diario personale e quotidiano possa suscitare il benchè minimo interesse in qualcuno.

Questo ovviamente non vuol dire che la natura diversa dei miei scritti, possa in in un certo qual modo suscitare l’interesse di qualcuno. Alla fine, mi piace scrivere quanto mi piace leggere e molti di voi, miei cari amici, siete molto più bravi di me ed è quindi un così grande piacere impegnare preferibilmente il mio tempo a leggere i vostri articoli.

Inoltre mi è stato detto che sono troppo prolisso, che le persone non leggeranno mai quanto ho da scrivere perchè si annoierebbero. Questa cosa mi ha fatto riflettere molto. Mi sono domandato che valore abbia la lettura, se in un blog ci si debba comportare come nei social network. Due parole prese da qualcun’altro, qualche fotografia e tutto passa, tutto viene dimenticato. Che valore ha la lettura se ci si annoia a leggere?

Vi dirò, non è bello sentirsi dire che si è troppo prolissi. Soprattutto quando si fa filosofia o si scrive in un blog. E’ come se chi scrive non meriti il vostro tempo. Eppure è molto più faticoso scrivere che leggere. Ultimamente, ho notato una sempre più crescente pigrizia. Ci stiamo allontanando dalla lettura. Centinaia di blogger famosi hanno abbandonato la scrittura per rivolgersi ad un pubblico più numeroso con i video.

E’ una fortuna che io non abbia nessuna intenzione di diventare famoso. In effetti, sono persuaso del fatto che questo articolo si perda nella vastità della rete e che probabilmente, non lo leggerà nessuno. Non importa, lo scriverò ugualmente perchè è una parte di me che scelgo di donare. Forse la forma può essere un po rozza come un pacco confezionato da una persona povera. Ma io ve ne faccio dono con tutto il cuore e quindi spero che vogliate apprezzare quantomeno il pensiero.

Non ho la possibilità di scrivere tutti i giorni. Ho un progetto, cerco di implementarlo come meglio posso ogni giorno da quasi tre anni a questa parte dopo il lavoro. A volte mi domando se questa mia idea meriti tutto il lavoro ed il tempo che gli sto dedicando. Staremo a vedere che cosa sarò capace di fare e quanto valgo in realtà.

Se è vero che il ventidue settembre inizia l’autunno, in teoria siamo entrati nella terza settimana, i contagi aumentano, non si sa se ci sarà un nuovo lockdown ed a quanto pare, le piogge torrenziali non stanno certo aiutando. Normale amministrazione insomma, ne usciremo fuori in qualche modo. La cosa importante è che le persone stiano bene. A tal proposito, vorrei lanciare un appello a coloro i quali fanno jogging la sera.

Mi fa piacere che vi prendiate cura del vostro corpo, mi fa piacere che siate atletici e sportivi. Se solo però potreste evitare di attraversare le strisce pedonali di notte, di corsa e vestiti completamente di nero, certamente ne deriverebbe qualche grattacapo in meno per voi stessi ed anche per gli altri. Usate il cervello gente, è li per pensare e non come contrappeso per favorire la posizione eretta durante la corsa.

Un altro appello mi sento di farlo anche ad alcuni fra quei fortunati che godono dell’usufrutto e proprietà dei cosiddetti monopattini. Se solo riusciste ad evitare di sfrecciare contromano, specie la notte, sarebbe davvero fantastico e di certo molto più sicuro per voi e per gli altri. Usate il cervello gente, è li per pensare. Voglio sperare che sarete abbastanza saggi da prendervi cura di voi utilizzando il sopracitato veicolo in modo prudente.

In un certo qualmodo, ultimamente, mi trovo stranamente molto più attento a ciò che mi circonda e cerco con ogni mezzo di tenermi informato seguendo canali di qualsiasi tipo, compreso il mainstream. Sento dentro il mio cuore paffuto che qualcosa nel mondo sta cambiando sostanzialmente. Non ho idea di che cosa possa causare questa sensazione, tuttavia, mi sovviene alla mente che la parola “crisi” significa grossomodo “cambiamento”.

Non mi è dato sapere, vista l’entità e la varietà di questi eventuali cambiamenti, dove questi ci possano portare. Non mi è dato sapere, vista la complessità delle interazioni, se questi cambiamenti possano rivelarsi positivi o negativi. Spero di avere la possibilità di soddisfare la mia curiosità come spettatore non troppo coinvolto ma dubito che sarà così. Alla fine credo che siamo tutti nella stessa situazione e che ben presto ce ne accorgeremo.

Possiamo però, in una certa misura, scegliere come vivere questo cambiamento. Possiamo scegliere se far emergere il nostro lato migliore o quello peggiore. Possiamo scegliere di aiutarci e vivere con uno spirito di comunità positivo e propositivo. Uno stato d’animo proteso verso le necessità degli altri e dei nostri fratelli e sorelle che sono purtroppo più vulnerabili.

Mi vengono alla mente i nostri avi, a tanti secoli di distanza dalla cosiddetta civiltà, i quali riunendosi in villaggi o gruppi, riuscivano a difendersi anche dalle micidiali tigri dai denti a sciabola. Quando l’essere umano apprese che lavorando insieme poteva sconfiggere intemperie, carestie, malattie e predatori, iniziò a capire che la vita poteva essere più di una continua lotta per la sopravvivenza. Era il tempo in cui il profitto non era così importante.

Mi piace pensare che fu li, che nacque quel sentimento unico che da uno scopo all’esistenza. Voglio illudermi che fu in quel preciso istante che nacque la scintilla di ciò che abbiamo definito per secoli come “valore” . Da sempre le specie considerate più evolute, hanno da sempre coltivato l’amore in seno al proprio patrimonio genetico. Era fondamentale per fare in modo che la specie andasse avanti. Era fondamentale per tenere unito il gruppo affinchè potesse fronteggiare meglio le difficoltà di un ambiente ostile.

Credo che sia proprio per questo motivo che, ancora oggi, noi soffriamo di più per la perdita di una persona a noi vicina piuttosto che soffrire allo stesso modo per tutti.

Che cosa succede però quando l’ambiente non è più ostile ma diventa fin troppo confortevole? Azzardo l’ipotesi che succeda ciò che è logico. L’importanza dell’amore da un punto di vista evolutivo viene meno e quindi perde valore. Credo che sia questo uno dei motivi per i quali si assiste ultimamente ad un aumento delle separazioni e degli abbandoni. Quando sulla bilancia della vita viene meno il valore dell’amore, l’individualità, l’ egoismo e l’egocentrismo la fanno pendere inevitabilmente in una direzione che per sua natura è contraria alla concezione umana della vita.

Miei cari amici, molte delle cose che ci circondano, sono solo degli artefatti ed in quanto tali possono essere sostituiti. L’unica cosa che non può essere sostituita è l’amore. Quel sentimento naturale che lega famiglie ed amici. Se ci pensate bene, l’unico vero mezzo grazie al quale la vita superiore può esistere è proprio quell’atto di volontà, fiducia e sacrificio che chiamiamo amore. Perchè per l’amore ci vuole sacrificio e per il sacrificio ci vuole la volontà.

Grazie alla volontà l’umanità, nel corso dei secoli ha costruito cose meravigliose, ha raggiunto e superato le vette più aspre. Che cosa penserebbero di un telefono degli inizi del novecento gli uomini del medioevo? Probabilmente si troverebbero di fronte ad un artefatto magico che consente di mettere in comunicazione due entità. Eppure, se ci pensate bene, non è passato poi molto tempo. Se consideriamo che la vita media media umana si aggira intorno ai settantanove anni, i quattrocento che li separano cosa sono se non un battito di ciglia a confronto dei tempi dell’evoluzione?

E’ forse questo il punto? Che l’umanità si sia pregiata di un’evoluzione tecnologica molto più rapida di quella naturale? Che sia proprio perchè l’umanità non ha acquisito la conoscenza con il sacrificio e la disciplina necessari in millenni di evoluzione? Che sia questa la cagione per la quale ci sentiamo a volte in una gabbia dorata?

Quando volgiamo il nostro sguardo verso il cielo, la conoscenza che abbiamo acquisito sui libri eleva la nostra coscienza oltre la volta celeste e proietta la nostra mente negli affascinanti ammassi stellari, galassie e nebulose; la polvere di cui siamo fatti. Tuttavia, la nostra mente rapita dalla vastità e dalla bellezza del firmamento, potrebbe non accorgersi di quanto è freddo lo spazio che ci circonda. Non c’è amore fra i tossici ammassi gassosi, fra gli ardenti deserti o gli sterminati ghiacciai dei corpi celesti intorno a noi.

Che la condotta più saggia sia quindi quella di impegnarci di più a conoscere noi stessi, che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatte le stelle, per poi capire anche gli altri ed insieme a questi ultimi lavorare per il bene della nostra specie?

Credo che a questo punto sia abbastanza, chiunque avesse avuto la curiosità ed il coraggio di leggere un articolo così prolisso ha la mia gratitudine. Sarebbe bello ricevere anche qualche commento in merito alle mie riflessioni. Buon inizio di settimana a tutti amici miei.

15 commenti su “Terza Settimana Autunno di IgnisDIARY”

  1. Sì sta perdendo l’uso delle parole, ci stiamo uniformando a scrivere 800 parole, non va bene, una lingua perde musicalità, come esiste l’opera classica esiste il pop, siamo un po ‘meno pop e più classici, perché il senso delle cose lo si comprende molto meglio.

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  2. Rifletto sulla frase in cui affermi che l’umanità ha costruito cose meravigliose e poi in quella in cui affermi che ci sentiamo in una gabbia dorata, e giungo alla conclusione che la gabbia appare dorata soltanto a coloro che non hanno mai alzato gli occhi verso il cielo né li hanno mai abbassati verso la terra e hanno scambiato per amore l’amore per se stessi.
    Se l’avessero fatto non avrebbero dimenticato quanto il progresso sia spietato e crudele verso coloro e le cose che non possono difendersi e reagire.

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  3. Ciao Ignisdiary! Io penso che una persona scriva soprattutto per il piacere di farlo, per il piacere che si prova ad usare le parole, per la melodia che formano queste parole legate ad altre parole, e per le immagini che evoca nella propria mente questa “melodia”. Ecco sì, a volte, quando si è un po’ troppo prolissi, queste immagini possono risultare confuse e quindi forse perdono quell’armonia che avresti voluto dargli.
    Ma quando si scrive d’impeto è così, le parole fluiscono come le emozioni, a getto, e all’inizio non bisogna fermarle.
    Io faccio così: scrivo lasciando i pensieri liberi di uscire fino a consumarli tutti, o quasi, e poi rileggo e cerco di riordinarli in modo da renderli meno confusi e più comprensibili.
    Personalmente a me piace il tuo modo di scrivere, perché si sente la passione che hai nel farlo, anche se in qualche punto a volte mi son persa, e questo rischia di non fare arrivare il lettore fino alla fine. Beh, io comunque ci sono arrivata, e concordo con te sul fatto che bisogna imparare a conoscere se stessi per capire gli altri.
    Sono meno d’accordo sul fatto che sia la conoscenza acquisita sui libri che eleva la nostra coscienza alla bellezza e alla vastità del cielo; per fortuna, secondo me, non è la conoscenza che eleva la coscienza ma è l’esatto contrario!
    La coscienza, cioè l’essere coscienti della bellezza, in senso metafisico, di ciò che ci circonda porta al passaggio successivo, cioè la voglia di conoscenza.
    Ma questo discorso sta diventando un po’ troppo prolisso, per essere un commento!😅

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