Una piccola riflessione sul “valore morale” – IgnisDIARY

Cari amici ben tornati in questa gabbia di matti che chiamiamo blog. Oggi mi sono messo a riflettere sul significato della parola “valore”. La ragione, probabilmente la capirete nel prossimo articolo ma nel frattempo cerco di schiarirmi le idee con la definizione di “valore morale”.

Ovviamente, che non vi passi per la mente di considerare questo articolo come un qualcosa che abbia un’attendibilità filosofica oppure di utilizzarlo per qualche ricerca seria di natura accademica perché verrete bocciati male! Si tratta solo di un mio pensiero personale, tutto qui.

Con valore morale intendo qualsiasi tipo di pensiero o comportamento ideato da un individuo o da un gruppo di individui affinché possa essere di teorico beneficio per una determinata unità, gruppi o cose. Un insieme di pensieri e comportamenti considerati positivi, dà valore all’individuo che, in linea teorica e qualora ne fosse privo, varrebbe di meno o non varrebbe nulla.

Prendendo per buona la mia definizione, potrebbero sorgere spontanee alcune riflessioni. Contrariamente alla definizione che ho letto su qualche sito, io ho definito il valore morale sia il pensiero che il comportamento. In questi siti ma anche in altri libri, si definisce il valore morale solo ed esclusivamente come un comportamento. Viene subito in mente che la ragione potrebbe essere relativa al fatto che, in condizioni normali, il pensiero potrebbe essere visto come una forma di comportamento o azione.

Trattandosi però di un articolo scritto da me e che quindi offre la mia chiave di lettura, volevo sottolineare una distinzione che io reputo abbastanza importante. Per fare un esempio, se qualcuno dovesse vedere un’azione considerata moralmente discutibile portata avanti da un suo simile, potrebbe avere o non avere le seguenti reazioni.

Nell’ipotesi in cui avesse gli strumenti per capire che quell’atto che si sta svolgendo sia immorale, egli potrebbe per esempio scegliere di ignorarlo. In questo caso il proprio valore, da un punto di vista morale sarebbe maggiore se messo a confronto con chi non è in grado nemmeno di riconoscere che quel determinato fatto è immorale. Ed ancora, potrebbe essere considerato migliore di un altro individuo che, riconoscendo l’immoralità di quell’azione si adopera per favorirla in qualche modo. Tuttavia, un individuo che si adoperi attivamente per porre fine ad un determinato evento considerato immorale, senza ombra di dubbio sarebbe considerato più valente se rapportato ai casi precedenti.

Non possiamo trascurare anche quelle volte in cui l’ordine dei casi esposti in precedenza muta per ragioni di conflitto di interesse con altri valori, opportunità, dovere, una diversa interpretazione o semplicemente per scelta. Mi appare chiaro che il concetto di valore e di ispirazione alle nostre scelte, debba necessariamente considerarsi non esclusivamente oggettivo.

In una certa misura, tutte le culture, anche se a volte in misura differente danno valore alla vita. Si tratta di un valore primitivo accorpato nei nostri istinti più antichi e quindi il rispetto della vita viene considerato oggettivamente un valore. Diversamente, per fare solo un altro esempio, essere ligi ad i dettami di una determinata chiesa, potrebbe essere visto come un disvalore da alcuni ed un valore da altri. In questo caso avremo quindi un valore che non è più oggettivo ma estremamente soggettivo.

Sebbene vi siano quindi valori oggettivi e soggettivi, a questo punto mi sento di inserire nell’equazione anche il fatto che vi è una gerarchia dei valori e che questa è esclusivamente soggettiva. Per meglio spiegare il mio pensiero, faccio un esempio concreto. Immaginiamo per un attimo il valore morale della vita. Ci sono stati momenti storici in cui è stato messo in secondo piano a favore del valore in battaglia.

E quindi cari amici, come è facile intuire, voglio solo dire che io sono persuaso del fatto che la scala dei valori è estremamente soggettiva, che è stata, viene e verrà sempre utilizzata per controllare un tessuto sociale.

Che valore morale ha un’altra specie?

Come abbiamo visto, sono persuaso che il valore morale delle altre specie sia l’istinto. In realtà, l’istinto cambia in base alla specie in esame. Ci sono specie animali che danno la vita per i propri piccoli ed altre che li abbandonano. Anche in questo caso credo che sia una questione di “opportunità”. Possiamo quindi dire che i valori morali cambiano in base all’opportunità, che ne dite? Potrebbe avere senso?

Credo che sia innegabile che le altre specie animali (perché anche noi siamo animali), siano completamente aliene a quelli che sono i regolamenti della società umana. Non sarebbero in grado di capire la complessità delle leggi necessarie all’ordine ed al quieto vivere. Sono quindi costretti a seguire l’istinto e, nel caso in cui fossero delle specie “da compagnia”, qualche piccola regola dettata dall’umana necessità e convenienza.

Un cane soffre molto se delude il padrone e quindi se si può parlare anche di sentimenti, sarebbe plausibile parlare anche di coscienza e valore morale? Un gatto però non da molto l’impressione di avere a cuore la soddisfazione del padrone e quindi dov’è finito il concetto di sentimento, coscienza e valore morale? Qualche tempo fa, questo discorso avrebbe fatto sbellicare dalle risate tutti quanti e non vi nego che mentre sto scrivendo mi sto divertendo anche io un mondo.

Se è vero che gli animali da compagnia sono stati antropomorfizzati a tal punto da dotarli di diritti (come avviene in molte nazioni compresa la mia) ed addirittura considerarli come membri legittimi della famiglia, deve essere altrettanto vero che c’è un buon numero di persone al mondo che ha fatto pressioni affinché ciò accadesse. Quindi ci deve essere un buon numero di persone convinta che le altre specie animali dovrebbero avere gli stessi diritti degli esseri umani. Che cos’è questo se non un valore morale?

In effetti molti lettori potrebbero essere infastiditi dall’uso della parola padrone ma ne riparlerà un altro autore in un altro articolo che è già in corso di scrittura.

A quanto pare, gli esseri umani possono dotare le altre specie di valore morale tramite il loro pensiero e le loro azioni. Per questo motivo, nell’introduzione dell’articolo, ho specificato che il valore morale non riguarda solo le azioni secondo me.

Ed il valore morale delle cose?

Capisco che a questo punto, alcuni di voi potranno pensare che io stia esagerando ma cerchiamo di fare un po il punto della situazione. Se è vero che gli esseri umani possono dare un valore morale ad altre specie animali ed è vero che vi sono vere e proprie religioni basate sugli idoli, come si può pensare che la tendenza umana a dare un valore morale non coinvolga anche le cose?

Un altro esempio possono essere gli stendardi e le bandiere delle varie nazioni. Qualcuno potrebbe mai affermare che questi oggetti siano privi di valore morale?

A questo punto, credo che siamo tutti un po confusi, forse sarebbe stato meglio per voi che vi foste affidati a qualche libro specializzato ma vi avevo avvisati.

Fino ad ora abbiamo detto che i valori morali cambiano in base all’opportunità, al soggetto, al gruppo ed al momento. Mi piace definire questa caratteristica come relativismo. Vale a dire, la predisposizione umana a cambiare le carte in tavola in base alla convenienza. Sicuramente lo avrete incontrato almeno una volta nella vita.

Vi è mai capitato di parlare con una persona che vi convince con un discorso ma che dopo qualche tempo cambia idea e cerca di convincervi ribaltando completamente il punto di vista? Sono sicuro che avrete avuto a che fare con questo genere di conversazioni.

Alla fine quali sono questi valori morali?

Anche se io fossi talmente illuminato da saperli tutti ed elencarli tutti (e non lo sono) dubito che li leggereste quindi vi cito brevemente quelli che mi vengono in mente. Anche perché è un miracolo il solo fatto che siate arrivati a leggere fino a questo punto. Considerate che determinati valori mi vengono in mente proprio perché sono immerso in un tessuto sociale che mi condiziona.

Per iniziare includerei il valore morale dell’amore. C’è chi potrebbe dire che l’amore non è un valore morale ma un sentimento. Io mi riferisco al vero amore, quel sentimento di sacrificio e senso del dovere che ci spinge a prenderci cura dell’altra persona anche se “non ci conviene”.

Molti a questo punto potrebbero dire che l’amore non è amore quando è senso del dovere. Mi pare chiaro che queste persone non abbiano lo stesso modo di pensare mio. E’ forse amore quello di una coppia che si separa quando si scopre che uno dei due rimarrà sulla sedia a rotelle per sempre? E’ forse amore scegliere egoisticamente di andare avanti e rifarsi una vita abbandonando l’altra persona? Non diciamo sciocchezze per favore. L’amore è un qualcosa che dura nel tempo.

Un altro valore morale potrebbe essere l’amicizia per esempio, l’amicizia quella vera. Molti non riconoscono, per questioni di immaturità sociale immagino, la differenza fra conoscenti ed amici. Ecco due perfetti esempi di qualcosa che ci induce a modificare il nostro comportamento in virtù di un ideale.

Abbiamo anche il valore morale del coraggio di cui parlerò in uno dei prossimi articoli per esempio. Siamo tutti entusiasti quando vediamo qualcuno che dimostra coraggio, purché le azioni di questo individuo siano in linea con ciò in cui crediamo noi, altrimenti spogliamo l’individuo di questo valore e gli affibbiamo l’appellativo di stupido, quando va bene ovviamente.

La lealtà per esempio insieme al coraggio, a volte viene accostata ai nostri amici animali cani, giusto per diradare qualsiasi tipo di dubbio in merito a quanto ho esposto in precedenza.

I valori sono sempre una cosa positiva?

Un valore morale molto pubblicizzato ma poco applicato è sicuramente quello della sincerità. Questo, come anche molte altre caratteristiche, viene quasi universalmente riconosciuto come un valore ma di fatto si comporta come un disvalore. Dire sempre la verità ad ogni costo, si sa e si impara con l’esperienza, non è sempre una buona idea.

Essere coerenti con le proprie idee e dire sempre la verità può essere considerata a volte una debolezza facilmente sfruttabile dagli avversari. Questa predisposizione a rendere il soggetto vulnerabile e la mancanza quasi totale di onestà intellettuale da parte degli interlocutori, fa si che la sincerità non venga utilizzata perché difficilmente ci si rapporta con qualcuno che la rispetti, eviti di strumentalizzarla e la apprezzi.

Comunque, per evitare che l’articolo risulti troppo lungo, vedrò di riflettere insieme a voi in merito ai più comuni valori e disvalori in altri articoli.

Su alcuni libri, c’è chi è convinto che il valore, per essere tale, debba essere seguito alla lettera e mai bisognerebbe deviare dalla cosiddetta retta via. Ho avuto come l’impressione che confondessero l’ideale con il principio. Il valore è qualcosa che quando viene applicato a qualcos’altro o qualcun altro, eleva il soggetto ad un grado di approvazione superiore quindi gli da valore.

Come ho detto oltre ai valori, esistono gli opposti che sono i disvalori. L’onestà è un valore ed il suo opposto è la disonestà per esempio. Anche la disonestà, sebbene venga vista come un disvalore da alcuni, presenta determinati vantaggi, almeno in via temporanea. A proposito, siate sempre onesti, perché conviene alla lunga.

Terminato questo disclaimer, che serve ad evitare di essere accusato di aver detto che a volte conviene essere disonesti, passiamo alla prossima riflessione.

Ideali, principi e valori sono la stessa cosa?

La definizione di valore morale l’abbiamo già data all’inizio di questo articolo. L’ideale è un insieme ben distinto di idee al quale l’individuo o un gruppo di individui aderisce o dovrebbe aderire. Un esempio potrebbe essere l’ideale di libertà, giustizia e democrazia.

I principi sono un’insieme di basi morali a cui un determinato tessuto sociale o l’individuo si ispira o si dovrebbe attenere per scelta propria o di altri. Un esempio di principi sono i principi costituzionali.

E’ molto facile che ci sia confusione nel merito ma mi sembra abbastanza chiaro quanto le tre cose siano estremamente correlate e legate fra loro. E’ sufficiente rivolgere il proprio pensiero alla vita quotidiana e ci si rende subito conto che siamo costantemente condizionati da questi elementi del pensiero umano.

In che modo i valori ci condizionano?

Qualsiasi attività umana è direttamente o indirettamente condizionata dai valori morali. Questi ultimi sono sicuramente alla base di leggi, religioni e rapporti interpersonali. L’applicazione di uno o più valori morali riconosciuti da un tessuto sociale potrebbe essere espressione di una legge che tutela la libertà o la limita, ma non solo.

L’applicazione dei valori, che siano di natura morale o innata, influenza in modo determinante i nostri comportamenti ed il nostro futuro. Non va sottovalutata la necessità per alcuni valori di essere complementari ad altri. Per fare un esempio, valori come la l’intelligenza, la conoscenza, la caparbietà, l’umiltà, la compassione, la bontà e la fede devono per forza di cose essere complementari per dare un apporto positivo al soggetto ed alla società.

Definiamo meglio questi valori che ho citato per applicarli ad un esempio puramente frutto di fantasia. L’intelligenza la definisco come una proprietà innata ed allenabile dell’intelletto non necessariamente umano che consente ad una determinata entità di trovare delle soluzioni elaborando percezioni sensoriali o esperienze. Quindi un matematico risolve un esercizio leggendo la traccia (percezione sensoriale), accede alla porzione di memoria relativa alla sua cultura ed ad altri esercizi (esperienza), elabora applicando la propria esperienza alle proprie percezioni e scrive la soluzione.

Con questo esempio, voglio sperare che appaia lampante il fatto che vi sia una correlazione fra l’intelligenza e la cultura. Essere acculturati senza avere la capacità di applicare questa cultura alle nuove situazioni che si prospettano equivale ad essere un database inutile. Essere intelligenti ma senza avere gli elementi per la risoluzione del problema forniti dalla cultura equivale ad essere un processore senza memoria, quindi altrettanto inutile. Inoltre, non è possibile acquisire la necessaria cultura senza una certa dose di caparbietà che a sua volta rischia di diventare ottusità e testardaggine senza una buona dose di umiltà.

E’ mia personale convinzione che l’intelligenza, la cultura, la caparbietà e l’umiltà, siano valori necessari ma non sufficienti per la realizzazione di un pensiero adeguato. A titolo esplicativo, mi abbandono ad un ulteriore esempio di fantasia.

Prima di tutto specifico doverosamente che mai e poi mai si devono mangiare funghi che non siano stati prima

analizzati da un laboratorio specializzato.

Tornando al nostro esempio, immaginate di avere un appuntamento ricorrente con un vostro amico. Egli vi scrive un messaggio in cui vi avvisa che ha la febbre a 37° a causa del fatto che ha mangiato una zuppa di funghi di una foresta.

La vostra intelligenza vi spingerebbe a curiosare su internet o un altro mezzo di informazioni per acquisire la necessaria cultura. Il primo sito non citerebbe la febbre e quindi se vi fermaste a questo, concludereste che l’avvelenamento da funghi non dà febbre. Ma siccome siete anche caparbi, approfondireste la cosa e scoprireste che può dare una febbre alta e quindi non a 37°. Se foste fatti quindi solo di intelligenza, cultura e caparbietà, sareste senza dubbio portati a pensare che il vostro amico vi ha mentito.

Poiché però siete dotati anche di umiltà, pensereste giustamente che comunque non siete dei medici e che ci potrebbero essere delle cose che non sapete che concorrono allo status di malessere del vostro povero amico. La bontà vi spingerebbe ad accettare la decisione di questo amico di trascorrere il suo tempo con un’altra persona e la compassione vi darebbe gli strumenti di capire che è giusto così e potreste anche arrivare a giustificare il fatto che egli vi ha mentito. Ne risulterebbe che voi sareste molto dispiaciuti ed evitando di manifestare i vostri dubbi, inevitabilmente, alla lunga vi allontanereste dal vostro amico, convinti di essere voi il problema.

Sarebbe un disastro se non vi fosse la fede. Chiunque sia dotato di fede, riuscirà senza ombra di dubbio a ribaltare qualsiasi tipo di ragionamento senza che perda di logica. Chiunque voglia credere in qualcuno o qualcosa, sarà in grado nel nostro esempio di credere che ci sia un’altra spiegazione e che nella vita esistono anche le coincidenze. La fede in qualcuno o in qualcosa è potente come l’amore e dall’amore dipende se ci pensate bene. E’ con la fede e l’amore che si costruiscono i legami duraturi.

Come è noto, i disvalori opposti che sono il dubbio e l’odio, non hanno mai portato a niente di buono nella vita e mai lo faranno. Immaginiamo che cosa sarebbe potuto succedere se i due amici di prima fossero stati due amanti per esempio. Se pensiamo inoltre che il quantitativo di valori e la gerarchia di questi ultimi varia nel tempo e muta anche in base all’opportunità, ci rendiamo conto che abbiamo a che fare con qualcosa che definisco come “momento”.

Una persona o un gruppo di persone che abbiano coscienza del concetto di valore e disvalore, a seconda del momento, potranno prendere in merito alla stessa cosa decisioni molto diverse fra loro.

In conclusione, qualsiasi entità, può essere investita, acquisire o avere innatamente in se tanti tipi di valori in misure ed ordini gerarchici diversi. Ci sono delle culture che immaginano gli individui come un contenitore che ha in se tanti altri piccoli individui diversi fra loro e che rappresentano singolarmente le diverse sfaccettature dell’animo umano. Queste piccole entità rendono gli individui o i gruppi, tanto simili fra loro quanto straordinariamente unici.

 


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