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E’ morto Kobe Bryant la leggenda del basket americano


Il 26 gennaio 2020,  alle 9,47 ora locale, in un tragico incidente di elicottero ha perso la vita il noto cestista Kobe Bryant. Insieme a lui sull’elicottero c’era anche la figlia Gianna Maria di soli 14 anni e altre 7 persone. L’incidente è avvenuto in California e l’elicottero si è schiantato sulla collina di Calabasas per l’intensa nebbia che gravava sulla zona.

La leggenda del  basket americano aveva 41 anni e secondo le testimonianze stava andando alla Mamba Academy, l’accademia di basket fondata dal campione per una mattinata di allenamento con la figlia, già promessa del basket. Il suo soprannome era Black Mamba.

 Questo campione a livello mondiale ha imparato a giocare a basket proprio in Italia dove ha vissuto dai 6 anni ai 13, al seguito del padre Joe che in quel periodo ha militato in diverse squadre di basket italiane, a Reggio Emilia, Reggio Calabria, Pistoia e Rieti.

Lui stesso ammette di aver imparato in Italia le fondamenta  del basket e quelle lezioni gli hanno insegnato con metodi rigidi,  che in America non avrebbe mai trovato, cose  che gli hanno dato poi negli anni un vantaggio molto prezioso.

Aveva dato l’addio al suo amato basket nel novembre del 2015, ma era considerato uno dei migliori cestisti della storia della NBA. La sua carriera è iniziata non ancora diciottenne giocando con gli Charlotte Hornets, ceduto quasi subito ai Los Angeles Lakers, squadra dove ha militato fino alla fine della sua carriera.


Si distingue subito nella squadra diventando il più giovane titolare di sempre. Insieme alla sua squadra dal 2000 a 2002 vince tre titoli NBA di seguito, e  poi altri 2 insieme a 2 olimpiadi nelle quali la sua squadra conquista l’oro.

Dal 2003 al 2006 le cronache lo vedono purtroppo protagonista di vicende non molto edificanti, tanto che degli sponsor tra i quali Nutella e Adidas rompono i contratti con lui. Finisce in guai giudiziari da cui per fortuna riesce ad uscire quasi indenne e riesce ad ottenere nel 2006 un contratto con la Nike e il rinnovo con i Los Angeles per altri 7 anni. 

Continua a far entusiasmare il pubblico con delle partite epiche, tipo quella del gennaio del 2006 contro i Toronto Raptors nella quale segna ben 81 punti in una partita stratosferica che finisce col punteggio di 122 a 104 con il secondo miglior punteggio di sempre in un match NBA.

In quella stessa estate si sottopone ad un intervento ad un ginocchio, che però non lascia traccia del passaggio sotto i ferri in quanto l’anno dopo diventa il quarto giocatore nel mondo a segnare più di 50 punti in 3  partite di seguito entrando nella storia del basket con giocatori del livello di Michael Jordan, Wilt Chamberlain ed Elgin Baylor.

Nel 2012 tocca il traguardo di 30 mila punti in NBA, il più giovane di sempre a raggiungere questa meta.

Dopo il suo ritiro si è impegnato in vari progetti  personali a livello cinematografico e pubblicitario. Nel 2018 ha vinto un oscar con il cortometraggio di animazione Dear Basketball, con soggetto e sceneggiatura dello stesso Bryant diretto da Glen Keane.


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